(shhh, shhh)
Book of Saturday
(cause my wheels never touch the road)
martedì 29 maggio 2012
sabato 26 maggio 2012
Impressioni di settembre.
Oggi ho un cielo pesante e umido.
La casa vuota, i miei passi nudi e freddi sul pavimento, freddo.
Apro la finestra. Erba bagnata e caffè mescolano i loro odori. Per me.
C'è Impressioni di settembre . Davanti ai miei occhi, e me la canto piano. E' tutta lì.
E' l'estate che tarda ad arrivare, è la primavera che intanto passa, gonfia di pioggia e cattive abitudini.
E' l'odore della terra, odor di grano.
Forse è anche il tuo odore. Me lo invento sulla punta delle dita, sotto le unghie.
Mi nascondo in una felpa troppo grande che mi scalda la pelle.
A scaldarmi i pensieri ho altro, per ora. E tu ne sai quanto me.
A proteggerli, nulla.
(Che poi a settembre il grano non c'è già più, idioti.)
La casa vuota, i miei passi nudi e freddi sul pavimento, freddo.
Apro la finestra. Erba bagnata e caffè mescolano i loro odori. Per me.
C'è Impressioni di settembre . Davanti ai miei occhi, e me la canto piano. E' tutta lì.
E' l'estate che tarda ad arrivare, è la primavera che intanto passa, gonfia di pioggia e cattive abitudini.
E' l'odore della terra, odor di grano.
Forse è anche il tuo odore. Me lo invento sulla punta delle dita, sotto le unghie.
Mi nascondo in una felpa troppo grande che mi scalda la pelle.
A scaldarmi i pensieri ho altro, per ora. E tu ne sai quanto me.
A proteggerli, nulla.
(Che poi a settembre il grano non c'è già più, idioti.)
venerdì 25 maggio 2012
Fino a che non c'è dolore.
Va bene. Fino a che non c'è dolore, va bene.
(Tutto, credo. Io, in particolare.)
domenica 20 maggio 2012
Non più, ora.
Non ho freddo, non più, ora.
Scrivo e mi capisco. Scrivo e forse capisci. Forse. Forse no. No.
Frammenti, che le parole è la paura a masticarmele e a risputarmele addosso.
Le parole e tutto quello che ho da dire e da decidere.
Capirai, ne sono certa.
(E sorrido: una smorfia scura di rossetto che è ferita aperta e umidità.)
Dovrei scrivere come mi hanno insegnato. Soggetto, predicato, complemento.
Dovrei scrivere quello che mi hanno insegnato. Sono una persona fortunata e non ho nulla di cui preoccuparmi.
E intanto tu mi ascolti e io dico solo cazzate. E l'unica cosa che non riesco a dire è che adesso ho sonno e non voglio dormire.
Che un treno dovrei prenderlo, per venire a dirti "Scusami, avevi ragione, avrei dovuto pensarci meglio".
Che un treno dovrei prenderlo, per venire a dirti "Scusami, avevi ragione, avrei dovuto pensarci meglio".
Te l'ho detto, perdo il filo e giro in tondo, come cane alla catena.
Ragionevole come cane alla catena.
E adesso scrivi tu, che è meglio, che ti riesce bene, che lo fai come è giusto che sia, che leggerti è bello quanto camminare col mento in alto, la musica nelle orecchie e nessun pensiero che non sia "un piede davanti all'altro, destra, sinistra".
Io me ne sto buona e non ti disturbo, zitta e buona, con i miei fogli di carta e le mie matite colorate.
sabato 19 maggio 2012
Mani avanti.
Forse ho bevuto troppo, ho bevuto troppo.
Forse ho scritto troppo e ho chiuso troppe porte a chiave.
Ho chiuso gli occhi e poi ho fatto finta di niente, come si fa quando non ti interessa, come si fa che tanto pensi ad altro e no, non si accorgerà di nulla: posso pensare ad altro.
E ho pensato che con gli occhi chiusi sono bella e poi che tu da me non vuoi nulla, poi che l'amore non si misura e che io non merito nulla di quello che tu mi dai che poi è quello che io non voglio e tutte queste cose qui.
E allora sì, ti amo, mi ami, domani andiamo al mare e tanto non ci andiamo mai.
(E poi ho cantato Pezzi di vetro abbracciata ad un VodkaLemon mentre cercavo di spiegare a Beatrice perché vado tanto d'accordo con gli Acquario - e lei è Acquario ed è bellissima e tedesca, e io di astrologia non so un cazzo, mia sorella ne sa, io non ne so un cazzo. E la mia amica si veste di verde e Garbatella di tetti e cortili, che ci voglio vivere.)
Gli anni che contarli non ha quasi più senso e cambia tutto e non cambia mai nulla.
E se cado in piedi poi mi spezzo le caviglie e lo sai che rumore fanno le ossa rotte?
Cado in piedi e chiudo gli occhi e tendo le orecchie e poi prendo appunti e poi te lo racconto.
Poi cambierai discorso o forse lo cambierò io che a me queste cose fanno svenire, il sangue e le ossa.
Che a te non importa poi molto del rumore - e chissà se ti importa poi molto delle mie caviglie - e mi fascerai stretta (stai ferma) o forse, col dito puntato, mi prenderai in giro.
E poi rideremo forte, che tanto tu non hai altro che non sia me e io ho gli occhi chiusi, le mani avanti e le caviglie rotte.
martedì 15 maggio 2012
Acidità.
E' tutta una questione di attenzione e di bisogno di. Prova a combinarla con la paura di sbagliare.
Prova a mescolarla con i "Guarda lei com'è più bella più brava più affettuosa". Più.
( E lei, e lei, e poi lei)
Io sono quella che ha poche parole, quella rigida, che "in questa casa si fa come dice lei, guai".
Quella che ha sempre decisioni da prendere e le prende, dio se le prende.
Sì. Sì. Sì, non può che essere così.
(E io che ho sempre pensato di saper scrivere pensieri di senso compiuto.)
(Senso. Compiuto. Certo)
Poi mi (ti, vi) accorgo che magari non è esattamente "così".
E ho solo idee appannate e due mani e due dita.
Una bocca e capelli raccolti.
Stretti, per carità.
Coscienze acide e acqua corrente.
Prova a mescolarla con i "Guarda lei com'è più bella più brava più affettuosa". Più.
( E lei, e lei, e poi lei)
Io sono quella che ha poche parole, quella rigida, che "in questa casa si fa come dice lei, guai".
Quella che ha sempre decisioni da prendere e le prende, dio se le prende.
Sì. Sì. Sì, non può che essere così.
(E io che ho sempre pensato di saper scrivere pensieri di senso compiuto.)
(Senso. Compiuto. Certo)
Poi mi (ti, vi) accorgo che magari non è esattamente "così".
E ho solo idee appannate e due mani e due dita.
Una bocca e capelli raccolti.
Stretti, per carità.
Coscienze acide e acqua corrente.
lunedì 14 maggio 2012
Are you lonesome tonight?
Do you miss me tonight?
In un modo o nell'altro. Come se non ci fossero differenze.
Come se non.
Come se fossi davvero in grado, per una volta
una
volta
sola
di capire senza spingere.
Di sorridere e poi quello che viene va bene così.
Comunque.
La testa che pesa, in avanti, sul mento e sul petto.
Voce del verbo: Reclinare.
Qui c'è gente che dorme e si schiarisce la gola e poi sospira.
Qui c'è gente che io non so più conoscere e riconoscere e stimare e apprezzare.
E a voler bene faccio in fretta e a stancarmene un po' meno, ma faccio.
Con l'esigenza di essere sempre poco chiara e ancora meno sincera.
Unghie lucide e palpebre pesanti. Piccoli sorsi di sete e di noia.
A placare una, a nutrire l'altra. Ho sempre fame di noia.
La giusta dimensione del Non faccio perché ho troppo da fare.
- Non sono sola.-
- Ma ti manco. -
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